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Carlo Cambi racconta il Giuggiolone

Testo tratto dal discorso di Carlo Cambi durante la serata per i 25 anni di SiGi e la presentazione del nuovo Giuggiolone Design 25.

E’ questo che dobbiamo fare: dobbiamo recuperare valore!

Non ce ne deve fregare nulla del meccanismo economico, del prezzo e del costo di produzione, un valore originale che ti mette all’interno del mercato globale in una posizione di privilegio perchè sei unico.

Silvano e Giuliana sono la sintesi più dolce di questa cultura che si è fatta impresa. E c’è una storia che me li rende particolarmente cari al cuore: l’aver recuperato una cosa che appartiene all’immaginario dell’infanzia collettiva, il Giuggiolone.

Quante volte vi siete sentiti dire: “sto in brodo di giuggiole”. Questa giuggiola all’inizio veniva consumato allo stato verde, acerba, perché di fatto sa di mela ed è un anticipo della mela che assaggerai tutto l’inverno, poi qualcuno si è accorto che lasciandola di più sulla pianta maturava, diventava marrone, di qui il nome dattero della Cina, perché la pianta veniva dalla Cina e il sapore della polpa surmatura ricorda il cioccolato, il dattero e anche la consistenza ha molte confidenze.

La storia del contadino, del mezzadro marchigiano è una storia meravigliosa: non ci sarebbero sti i distretti della calzatura, delle cucine, dell’illuminotecnica, dell’elettrodomestico se non ci fosse stata quella cultura d’impresa nata dentro la mezzadria.

Dalla fermentazione di queste giuggiole, perché i contadini con la loro esigenza di conservare tutto fermentavano la qualunque, anche il formaggio di fossa nasce dall’esigenza di nascondere e conservare: dunque loro mettono via le giuggiole, creano un liquore da madia, da scansia, un fermentato che mettono via sulla bottiglia bona, quella che si tira fuori quando il parroco viene a benedire casa.

Quindi il brodo di giuggiole diventa giulebbe, diventa Giuggiolone, diventa invito alla massima dolcezza.

Io credo che SiGi non stia solo invasettando e imbottigliando qualcosa di materiale, sta invasettando e imbottigliando la dolcezza dei rapporti umani.

Qualsiasi confettura di SiGi che voi pigliate ha al fondo il retrogusto della fatica e l’inebriante sfumatura di sogno che li ha portati dopo 25 anni quì ad invitarci per farci partecipi della loro gioia.

Di seguito la registrazione del discorso che ci ha fatti emozionare: